Vista l’importanta dell’evento credo sia importante riportare un articolo di mio fratello (www.nonsolosolare.it) che rivela esiti e svilutti della Conferenza di Copenaghen:
La conferenza sui cambiamenti climatici è giunta al termine, ma ha lasciato un pò tutti con l’amaro in bocca, nonstante un primo accordo sia stato raggiunto.
A Copenhagen tira un’aria di delusione, ma non di rassegnazione. Il tanto agoniato Congresso sui cambiamenti climatici, al quale hanno partecipato i delegati di quasi 200 paesi, è giunto al termine dopo fitte discussioni, prese di posizione, marce indietro, minacce di abbandono del tavolo delle trattative. Il tutto inframezzato da problemi di ordine pubblico con manifestanti più o meno pacifici che sono accorsi nella capitale danese.
Il problema più grande è che durante tutto il corso delle trattative si è agito sempre sull’onda dell’entusiasmo. E la stampa internazionale ha fatto da cassa di risonanza a questo atteggiamento generale.
Pensiamo ai mesi che hanno preceduto l’apertura dei lavori. Un gioco al rilancio.
Chi prometteva iperbolici livelli di riduzioni delle emissioni di CO2, chi annunciava Copenhagen come via definitiva per la risoluzione dei problemi del mondo, chi coglieva l’occasione per riabilitare il ruolo del nucleare nella lotta ai gas serra.
Poi il brusco stop qualche giorno prima del via del congresso, quando USA e Cina, nel corso di una visita di Obama in terra asiatica, affermarono che qualsiasi decisione presa in Danimarca non avrebbe avuto un valore vincolante.
Poi l’arrivo precipitoso del premier danese in Cina, che dopo fitte discussioni salvò il ruolo della Conferenza.
A quel punto il via effettivo e un’altra marea di annunci, alcuni eccessivamente ottimistici.
Ma quando i delegati si sono seduti al tavolo, tutti i nodi sono venuti al pettine, ed è emersa una spaccatura consistente fra i paei ricchi ed i paesi poveri. I primi sicuramente più dotati di mezzi economici per mettere in atto politiche anti-cambiamento del clima, i secondi bisognosi di risorse per mettere in campo misure simili.
Anche in questa fase si è temuto il peggio. Ma ancora una volta le sorti del congresso sono state salvate dalla marcia indietro dei paesi dissidenti. E l’arrivo di Obama nell’ultimo giorno sembrava promettere bene.
Ma la conclusione non è stata cosi felice come ci si poteva aspettare. Un accordo c’è stato, ma un accordo fragile, molto generico che non varrà nulla senza l’intervento delle varie autorità nazionali.
Il testo contiene una promessa di contenimento dell’aumento delle temperature medie entro i 2 gradi centigradi, e la promessa di elargizione di fondi ai paesi in via di sviluppo al fine di perseguire questo obiettivo.
Un po poco rispetto alle aspettative questo è certo. Non sembra essere stata recepita l’urgenza del problema.
Ma Copenhagen deve essere visto come il punto di inizio di un processo non come un fallimento totale e definitivo. Inevitabilmente, nei prossimi anni, queste conferenze dovranno ripetersi costantemente. E già fra 6 mesi e un anno sono previsti nuovi incontri. Non solo. Le legislazioni nazionali sono in fondo il mezzo ultimo con il quale porre in atto delle misure concrete, una decisione dell’Onu può essere perfetta ma non vale nulla se non viene ratificata a livello locale.
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articolo prelevato da: www.nonsolosolare.it





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2 Responses to “Congresso di Copenhagen”
http://www.youtube.com/watch?v=tUzh1zQagX0
Mah.. Per me è stato un mezzo fallimento, l’accordo non è vincolante e non si capisce bene chi dovrà controllare chi.
Il fondo è l’unica cosa un pochino positiva, anche se ho il forte sospetto che sia stato inserito appositamente, le ratifiche ONU devono essere votate all’unanimità e senza quello erano parecchie le nazioni che non avrebbero firmato.
Il rappresentante di Tuvalu infatti ha commentato:
“30 denari per distruggere il nostro popolo e il nostro futuro”